L’Imperatrice Bizantina

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Una sera d’estate, un mio conoscente, incontrò per caso una ex compagna di scuola, hanno parlato di lavoro e di vicende personali.
Gli confidò che tutti ormai si erano sposati, e che noi ancora non avevamo intrapreso nessun percorso sentimentale, ma rimarcò con il termine poverino, la mia situazione, come se fosse la mia difficoltà visiva causa di tutti i mali. Durante il mio percorso ho imparato che gli occhi non sono vitali, ma fondamentali, e ho assimilato in particolare, che la povertà mentale riduce il quoziente intellettivo, rendendo un soggetto misero di anima, cuore  e mente.
Ho saputo che anche il marito si stupì di questa considerazione, certo che, per meravigliarsi della moglie il sale non gli mancava. Ora non starò a dare conto e ragione per come ho condotto la mia vita. Nessuno può, o deve, arrogarsi il diritto di esprimere opinioni povere di conoscenza, materialmente senza tener conto del percorso personale
degli altri. Ammetto che mi lascia quasi senza parole. Quando ho stilato questo testo, iniziai a buttar giù tutto quello che l’accaduto mi ha permesso di provare, occupandomi di curare il sapore e della coreografia di questa pietanza. Successivamente, mi accorsi che avevo messo troppo peperoncino, con il piccante non vado molto d’accordo, così iniziai a limare le imperfezioni in quel piatto, vi assicuro che più m’inoltravo nello scritto, un piacere sottoforma di calore, trasferiva serenità alla mia persona, capii che mi stavo sfogando. Sì, proprio così. Il tempo passa, gli anni contribuiscono ad alleviare i ricordi, alcune situazioni, riescono a colpire il segno, soprattutto, quando racchiudono un personale disagio sociale, causato da una droga pesante, che uccide i sogni di una intera società, come la dilagante ignoranza di questo soggetto in questione. Vi farò leggere questo testo, che non pubblicherò mai con un mio libro, poiché anche questo rientra in quelle sezioni della mia vita, in cui alcuni scritti,
rappresentano lo scarto. Azioni in cui durante l’arco della mia esistenza mi hanno fatto assaporare, una pietanza dal sapore forte. Questo modo di condividere certe espressioni letterarie, può darti l’idea di un malessere irreversibile, assolutamente sbagliato, voglio solo esternare a modo mio e tramite i miei canali informatici, vicende
di vita reale. Ciascuno segue percorsi diversi durante l’arco della propria vita, ogni persona ha le proprie particolari esigenze, causate da diverse difficoltà, come spostarsi da un posto all’altro, problematiche nell’espressione orale, impedimento visivo, come quelle mentali. Crescendo, ciascuno intraprende strade diverse, chi inizia a lavorare, e altri convolano a nozze. Una scelta dopo l’altra, non esiste uno standard di vita, proprio perché ogni percorso è diverso l’uno dall’altro. Voglio dedicargli uno scritto speciale, all’altezza della sua persona, rientrando tra quelle creature che sono state l’aborto del destino.



Ho un carattere spesso, ogni situazione fa il suo percorso.
Urlo a squarcia gola, leggi questo testo, in ogni sua parola.
Il messaggio, mi è stato portato l’altra settimana, la paesana, si
sente l’Imperatrice Bizantina.
Fino a oggi vi è  costata cara, dice: Perché tranne noi e il resto
della classe, voi avete perso la coincidenza, per non aver fatto
presto.
Oh! Possiede una mente, presa in prestito continuamente.
Vive, limitatamente alla sua sopravvivenza vegetale, una offesa a
quella che possiede un animale.
Mi appioppa del meschino, ho solo, la stessa difficoltà di quella
bonanima di Dorino.
Non sono un cretino, ma ho avuto un diverso destino, differente, da
chi ha il cervello all’interno del cestino.
Bela Capra, di sentimento agro, un arido passato, come mi hai giudicato?
Nella vita, ho sempre garantito la mia presenza, come vivi il tuo
rapporto con gli altri? Di assenza.
Con il prossimo hai costruito un ottimo rapporto, sì, come una
discarica a cielo aperto che riversa in porto.
Percepisco che ti senti perfetta, sappi, che non sei con la vita corretta.
Non sarai mai una vera amica, perché in testa ti manca la rubrica.
Con il matrimonio, che cosa hai conquistato? Il marito ha capito, chi
ha sposato?
Ti faccio una dedica, una predica, proprio a te, che ti è caduto
l’orecchino dentro il tombino di quella scuola, si, proprio quel
mattino, nell’ora del “riposino”.
Sei ammirevolmente eccezionale, vivi una storia talmente reale,
concretamente banale.
Rappresenti l’amore della maestosa natura, concessa con saggezza, non
alla mia altezza, da un errore della natura. Sei un’eccezionale mora,
un rigetto del destino, che ti scaglia dentro un cassonetto di
spazzatura.
Come sei bella! Emani un calore come i giorni della merla.
In questi anni, mi sei mancata, sì, come la mia ultima vomitata.
Hai un parlare dolce, metti in bocca un po’ di calce.
La vita ti respira, che pensi! Da te si ritira, permettendo di farla
soffocare in un grande inquinato mare.
Hai un sorriso ammagliante, come un vetro nero trasparente.
Deficiente, come potresti rallegrare la mia mente?
Somigli, a una che conosco, che hai dentro il becco, un bosco?
Ti manca il sale, prendi tutto quello che vuoi dal mare.
Rappresenti una giornata nera, che mi ha amareggiato per un’estate intera.
Che cosa hai imparato tu che hai il cervello surrogato?
Avrai pure la gonna, comunque per me sei una vergogna.
Non so se hai almeno un capello riccio, sicuro che e la vita, che ha
sputato al mondo un capriccio, come le spine di un riccio.
Hai parlato con te stessa? Non sai, che la nostra vita non è stata mai
la stessa?
Di un diverso percorso, il mio futuro sappi che lo terrò se posso,
come sempre, duro.
Oh!! ”Vergine” creatura.
Per te la vita è stata piana, per me è risultata allora vana?
Hai ragione, imperatrice, sei una bizantina, sei l’attuale conferma di
un essere cretina.
Con gran compostezza, rappresenti la più speciale bruttezza.

”Ti senti in cuor tuo di buon aspetto, brutto, sentirsi raccontare
certe cose, ci sono rimasto male, normale.
So che quello che dici non ha un senso, sai che penso? Che sei la
conferma perfetta, di una grande fetta di umanità che ha ignoranza in
gran quantità.
Riconosco che per te non è una congettura, ma per me una verdura amara.
Questo testo  non è una poesia, ma un esteso lamento per un mancato
diretto intervento, un’auto difesa, di un ragazzo di chi sa quale
pretesa, per ribadire che non è solo la droga a far morire l’umanità,
ma l’ignoranza, una terribile pietanza a cui alcuni offrono
riconoscenza.
Questo testo, può sembrarti di contenuto superficiale, l’ho scritto
per separare con un ponte, la mia vita importante, da una che ne
possiede una banale.”

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